Granada: la Città dei Gitani

Granada è la città andalusa che meglio è riuscita a conservare la propria eredità culturale del mondo arabo: basti pensare al meraviglioso complesso dell’Alhambra, che richiama ogni anno migliaia di viaggiatori desiderosi di fare un autentico viaggio nel passato.

Granada ha origini molto antiche, ma accrebbe la sua fama nell’XI secolo, durante il governo dell’emirato degli Zairiti prima, e degli Almohadi dopo, divenendo un importante centro di studi e di commercio, dal chiaro stile moresco. Poi, la conquista spagnola del 1489 interruppe questo periodo di benessere, e favorì un lungo periodo di crisi e spopolamento. Oggi Granada, oltre ad essere un centro universitario internazionale, vive principalmente di turismo, e anche se la maggior parte della gente viene qui per visitare l’Alhambra, gli spunti culturali e paesaggistici sono molteplici. Noi ci siamo divertiti molto a svelarne l’identità, anche se bisogna dire, occorre pazienza per conoscerla, e soprattutto voglia di camminare e scoprire.

E Poi c'è l'Alhambra

L’Alhambra di Granada, costruita a partire dal 1238 e portata a termine dal sultano nasride Muhammad V nel corso del secolo successivo, è il monumento più emblematico d’Andalusia, e uno dei più significativi di tutta la Spagna, ma soprattutto è senza ombra di dubbio lo specchio dell’anima fragile e magnifica di Granada.

L’Alhambra è uno spettacolo per tutti i sensi, e ha il dono di proiettare l’immaginazione di chi la visita in un’altra dimensione, quella del sogno arabesco romantico e avventuroso, guerresco e amoroso: ve ne accorgerete penetrando nelle stanze finemente decorate dei Palacios Nazaríes – le residenze regali dei Nasridi – oppure arrampicandovi sui miradores delle torri di difesa, svettanti sulle rosse mura imperiose dell’Alcazaba, che domina il panorama di Granada e della Sierra Nevada.

Farete esperienza della bellezza senza tempo dell’Alhambra passeggiando lungo i viottoli fioriti dei giardini del Generalife, sarete rapiti dai giochi d’acqua che zampilla nelle vasche e scorre lungo i canaletti, ipnotizzati dalle sofisticate finiture degli archi che si specchiano nelle piscine, dagli orti rigogliosi, i labirinti di siepi, i patios ricchi di inestimabili dettagli. Mai come in questo caso, tuttavia, le parole sono inutili: chi sarebbe in grado di raccontare il flusso di immagini e pensieri che passano negli occhi e nella mente di chi fa ingresso nel cuore moresco di Granada? Ci ha provato lo scrittore newyorkese Washington Irving, che, durante il suo soggiorno a Granada negli anni Quaranta dell’Ottocento, ha scritto i Racconti dell’Alhambra, stimolato dall’aura letteraria che pervade le stanze misteriose del palazzo.


La cucina di Granada

Concedetevi un bel panino con jamon serrano, il tipico prosciutto spagnolo che si scioglie letteralmente in bocca!

Oppure provate las tapas granadinas (antipasti e stuzzichini) che a detta dei nostri amici che vivono a Granada, sono le migliori di tutta la Spagna. Ed a proposito dei nostri amici, vi segnaliamo anche un locale che loro amano particolarmente e che mi hanno fatto scoprire l’ultima volta che ci siamo visti: The Bohemian Jazz, un localino molto suggestivo, che si affaccia sulla piazzetta de lobos, dove gustare una birra artigianale e discorrere in tutta serenità di viaggi passati, presenti e futuri!

Il Cipresso della Sultana e la leggenda di un amore finito in tragedia

Secondo la leggenda, quel vecchio albero fu muto testimone degli amori furtivi di Morayma, ultima regina mora di Granada e sposa del re Boabdil, con un cavaliere della tribù degli Abencerrajes. Proprio sotto questo cipresso si incontravano e si amavano.

La voce, che secondo alcuni storici sarebbe stata falsa e sarebbe stata stata messa in giro da alcuni nemici del re, non tardò ad arrivare allo sposo di Morayma, che non desiderò altro che la vendetta: il re Boabdil organizzò una falsa festa, una trappola per decapitare 36 cavalieri della tribù musulmana, tra cui quello che era ritenuto l’amante della regina. Ancora oggi le macchie di ossido di ferro che si trovano sul fondo della fontana e nel canale della Sala degli Abencerrajes dell’Alhambra sono identificate come il sangue versato dei cavalieri assassinati. A Morayma non spettò la morte, ma una punizione allo stesso modo terribile: essere ignorata per sempre dal suo sposo, rinchiusa nelle segrete dell’Alhambra.

Oggi del Cipresso ne rimane ora soltanto il fusto: secondi alcuni il cipresso morì di vecchiaia, ( più di 600 anni) secondo altri a causa di un fulmine.